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Photo Critique, Prima Edizione: Recensioni e classifica

 

Ed eccoci finalmente alla presentazione dei risultati di questa prima edizione di Photo Critique! Abbiamo ricevuto più fotografie di quanto ci aspettassimo e questo ci ha fatto molto piacere! Le foto sono tutte belle e ne abbiamo scelta una per ogni partecipante. Non perdiamo altro tempo e diamo inizio alla critica! Buona lettura…

Diversity (Ph. Maria Luisa Pischedda)

 Focale: 17 mm (eq. 92mm) | Apertura: f/6.7 | Tempo di scatto: 1/170 sec | ISO: 50 

Tecnica Composizione Originalità Post Produzione TOT
7,25 9,00 6,25 6,75 7,36

 

Apriamo questa prima edizione di Photo Critique con una foto che sfata subito un mito comune: non è la fotocamera a fare il fotografo, e “Diversity” ne è la testimonianza fatta fotografia. Utilizzando i dati EXIF (wiki: EXIF) durante la fase di critica siamo risaliti al modello della fotocamera con cui è stato eseguito lo scatto, si tratta di una Panasonic HX-DC1, ovvero una videocamera amatoriale… Non esattamente una Nikon D4 o una Canon EOS 1D. Conclusa la breve, ma riteniamo importante, premessa, passiamo alla critica vera e propria della fotografia. Il primo parametro che si andrà a valutare riguarda la tecnica di scatto, sulla quale c’è ben poco da dire: i tempi di esposizione sono praticamente perfetti in quanto due (cigno e papera) dei tre soggetti principali della composizione (il terzo è il ponte) sono perfettamente illuminati e la foto è perfettamente a fuoco, senza nessun fastidioso effetto mosso. Per quanto riguarda il terzo soggetto, il ponte per l’appunto, una sovraesposizione dello scatto di 1/3 o, al massimo, 2/3 di stop avrebbe probabilmente esaltanto i colori autunnali della vegetazione circostante. Sempre utilizzando i dati EXIF abbiamo notato l’utilizzo “Forzato” del flash, nonostante la foto sia stata fatta in pieno giorno. Questa soluzione è sicuramente molto interessante in quanto consente di avere una “Luce di riempimento” nelle foto molto assolate, in cui si possono avere zone di ombra molto marcata: ottimo! Passando alla composizione le cose vanno ancora meglio, in quanto la regola segue alla perfezione la nota “regola dei terzi”: tre differenti piano prospettici, con un soggetto ben distinto in ogni piano. Questa regola consente di indirizzare l’attenzione dell’osservatore su specifici soggetti, seguendo un definito ordine, non è un caso che il vostro occhio, alla prima osservazione della foto, si sia prima concentrato sul cigno, poi sulla papera e infine sul ponte! Per quando riguarda l’originalità, invece, la fotografia prende probabilmente il suo voto più basso. Il framework del’immagine è abbastanza classico e la composizione è perfetta, perfezione che probabilmente contribuisce ad inquadrare la fotografia in uno schema abbastanza noto e usuale per l’osservatore. Una soluzione interessante, che avrebbe contribuito non poco a portare la fotografia “fuori dagli schemi”, avrebbe potuto vedere il cigno e la papera con sguardi incrociati, creando anche un interessante gioco di prospettiva in quanto i due soggetti avrebbero occupato comunque due piani ben distinti. Ma questa è solo un’idea… Concludiamo dunque con la post-produzione. Dall’analisi dei dati EXIF la foto risulta modificata tramite il software di photo-editing gratuito Picasa: questo programma rappresenta una buona alternativa gratuita per chi non ha il coraggio di affrontare il vero e proprio investimento richiesto per l’acquisto di una licenza di Photoshop, tuttavia spesso le sue funzionalità risultano abbastanza limitate anche ad un’utenza con media esperienza. In questo caso bisogna però ammettere che le sue possibilità di editing si sono rivelate sufficienti. L’unica pecca riguarda ancora la parte già menzionata in precedenza, quella che compone il terzo piano prospettico: probabilmente un utilizzo adeguato dei livelli di Photoshop, unito agli strumenti “curve” e “livelli” avrebbe prodotto un contrasto più netto e una colorazione più accesa e satura. Molto bene, comunque.

L’Ultimo Baluardo (Ph. Andrea Martina)

Focale: 19 mm (eq. 114mm) | Apertura: f/8.4 | Tempo di scatto: 1/400 sec | ISO: dato non dosponibile 

Tecnica Composizione Originalità Post Produzione TOT
6,75 5,00 5,00 Assente 5,7*

 

La seconda fotografia scelta per questa prima edizione di Photo Critique passa dall’acqua dolce all’acqua salata, ed ecco quindi la più classica delle immagini nel momento in cui si pensa ad un faro in mezzo al mare: tanto cielo, altrettanto mare ed in mezzo un faro collocato al centro di un brullo isolotto. Questo è proprio il riassunto dell’ ”Ultimo Baluardo”, l’interessante scatto proposto da Andrea Martina. Dall’analisi dei dati EXIF si evince una tecnica di scatto buona con un tempo di esposizione sufficientemente breve (1/400”) per garantire una buona esposizione dell’immagine, pur senza “bruciare” la zona del cielo. Probabilmente un polarizzatore avrebbe garantito una resa sia del cielo, che del mare, molto migliore. Il secondo parametro, la composizione, è invece quello più critico per questo scatto che risulta quantomeno “indeciso”: il posizionare l’orizzonte esattamente a mezza altezza nella fotografia non può per sua natura conferire particolare rilevanza né al cielo, né al mare, non suggerendo quindi all’osservatore quale sia il piano principale e quale quello secondario. Il medesimo errore (anche se questa volta trasporto sul piano orizzontale) viene replicato con la collocazione perfettamente centrale del faro: questa volta pur non creando un problema di interpretazione, si conferisce un aspetto scontato e già visto alla fotografia. Come risolvere questo problema? Semplice, utilizzare la regola dei terzi! Anche per quanto riguarda l’originalità il giudizio su questa fotografia non può essere particolarmente elevato: l’immagine è decisamente semplice ed è proprio quella appartenente all’immaginario collettivo se si prova ad immaginare un faro in mezzo al mare! Una possibile soluzione alla mancanza di originalità poteva provenire dall’orario di scatto: scattando di notte, oltre ad incorniciare il faro in un cielo stellato, si sarebbe potuto contare su tempi di esposizione decisamente più lunghi, che avrebbero contribuito a un effetto “smooth” dell’acqua, donando un’ambientazione surreale alla composizione. Per quanto riguarda la post-produzione c’è invece ben poco da dire, in quanto questo elemento è del tutto assente nell’immagine. In ordine di rilevanza i possibili interventi in post-produzione all’immagine sono: 1) crop dell’immagine per correggere gli errori di composizione; 2) maggiore struttura alle nuvole nel cielo; 3) correzione del bilanciamento dei colori (in particolare sull’isola e sul faro) per eliminare la predominanza di blu; 4) gradiente sul cielo per maggiore saturazione/contrasto. Per dare un’idea di ciò di cui stiamo parlando in seguito vi proponiamo la fotografia con sovrapposta la “griglia” teorizzata dalla regola dei terzi (immagine a sinistra) e la fotografia dopo aver subito i quattro interventi in precedenza proposti (figura di destra)!

Attack to Caravan (Ph. Matteo Salcuni)

Focale: 66 mm (eq. 99mm) | Apertura: f/5.3 | Tempo di scatto: 1/8 sec | ISO: 400 

Tecnica Composizione Originalità Post Produzione TOT
8,00 7,50 7,25 7,50 7,60

 

La terza foto è di Matteo Salcuni e cambia decisamente genere. Si tratta di uno scatto del genere “fotografia di viaggio” che perfettamente cattura un momento di vita quotidiana e un simbolo della città di Istanbul. La composizione è bilanciata e piacevole: il tram, messo in evidenza dal colore e dai binari che accompagnano l’occhio dell’osservatore, attrae subito l’attenzione. L’osservatore poi si concentra sui dettagli molto nitidi intorno al soggetto principale. Ora che ben conoscete la regola dei terzi potete notare come essa sia rispettata in questo scatto: il tram si trova nel terzo di destra mentre “l’orizzonte” della strada si trova all’incirca nel terzo inferiore. Avere una regola sulla composizione però non vi vieta di infrangerla! In questo caso ad esempio, il tram sarebbe stato un ottimo soggetto anche se centrato orizzontalmente, ma avrebbe concentrato tutta l’attenzione su di sé facendo perdere di vista le persone attorno. Ottima la tecnica di scatto: l’utilizzo di un tempo di scatto relativamente lungo (1/8 sec) ha consentito all’autore della foto di ottenere un leggero effetto di sfocatura nelle persone che camminano, trasmettendo così un senso di movimento che contribuisce a migliorare lo scatto. Nonostante il tempo di esposizione lungo, l’autore della foto, che parebbe aver scattato a mano libera senza l’ausilio di un cavalletto, è riuscito a mantenere la camera sufficientemente ferma da non avere una foto mossa: è infatti apprezzabile il dettaglio degli elementi statici. Per quanto riguarda la post produzione rileviamo un’ottima conversione in bianco e nero e un effetto di colore selettivo realizzato perfettamente. Non è stato però corretto un difetto che, seppur piccolo, è la prima cosa che un occhio esperto nota in questa foto: la foto non è perfettamente dritta. Osservando la foto si ha l’impressione che sia storta. In realtà l’effetto è enfatizzato dalle linee di fuga dei palazzi sullo sfondo e dalla distorsione dell’obiettiva. Una volta corretta la distorsione (è possibile farlo in Photoshop e Lightroom con lo strumento Lens Correction) e ruotata di qualche grado la foto verso destra, lo scatto diventerebbe perfetto.

Luci d’Inverno (Ph. Andrea Giannetto)

 Focale: 50mm (eq. 75mm) | Apertura: f/1.8 | Tempo di scatto: 1/50 sec | ISO: 200 

Tecnica Composizione Originalità Post Produzione TOT
6,25 7,50 7,50 5,75 6,69

 

Veniamo ora alla foto che probabilmente ha fatto la miglior-prima-impressione ai giurati quando l’hanno visualizzata sui propri smartphone… avrà poi mantenuto le aspettative anche dopo un’analisi più accurata?! Purtroppo solo in parte. L’interessante scatto di Andrea Giannetto soffre purtroppo di alcune pecche nella tecnica di scatto: questa volta l’imputato è il cavalletto, o meglio la sua (supposta) assenza. Il tempo di esposizione (1/50”) è infatti leggermente troppo lungo rispetto alla focale utilizzata (50mm), tanto da procurare un fastidioso micro-mosso scarsamente visibile sui piccoli schermi di un cellulare ma, invece, ben visibile su uno schermo degno di questo nome. Nell’affermazione precedente è bene ricordare che l’empirica regola per cui il tempo di esposizione deve essere al più pari all’inverso della focale è stata “creata” per le fotocamere con sensore da 35mm, ovvero le full-frame. In questo caso l’immagine è stata immortala con una Nikon D90 che ha un fattore di crop (ovvero il rapporto tra la diagonale di un sensore full frame e quela del sensore in uso) pari a circa 1,5 volte: questo vuol dire la focale “equivalente” è pari a 75mm, e quindi il tempo avrebbe duvuto essere al più di 1/80”. Come ovviare a queste spiacevoli situazioni? Facile.. comprare un BUON cavalletto e metterci sora la macchina durante lo scatto! Nulla da dire invece per quanto riguarda la composizione e l’originalità, molto buone entrambe. Peccato solo non aver trovato un’angolazione in cui il faro non puntasse direttamente l’obiettivo, finendo con il bruciare l’immagine, molto buona invece l’idea del faro longitudinale che illumina la neve. Giungiamo quindi all’ultimo criterio di valutazione, la post-produzione, che in questa foto risulta essere un po’ un boomerang in quanto prende il punteggio più basso. Gli errori sono sostanzialmente due e, ahimè, sono abbastanza comuni. Il primo è particolarmente istruttivo per tutti coloro che, vedendo una foto sottoesposta, esclamano: “tanto aumento la luce con Photoshop!”. NO, questo non va bene! Il processo con cui si aumenta l’esposizione in un’immagine è altamente degradante (specialmente se la fotografia è stata scattata in JPEG anziché in RAW): state chiedendo ad un software di inventarsi delle zone di immagine… ma purtroppo se l’informazione non c’è essa non può essere generata. Se la foto è molto sottoesposta la dovete rifare! In questa immagine, secondo un’analisi dei dati EXIF, risulta  che l’esposizione è stata notevolmente aumentata in post-produzione, creando una evidente “grana” nel risultato finale. Se siete interessati ad approfondire il discorso, vi rimandiamo ad un post su MixYourShot (disponibile a questo link) e ad uno su VisuaLordArt (disponibile a questo link) in cui si mettono a confronto i due formati JPEG e RAW e i loro pro e contro. Il secondo errore riguarda la conversione in bianco e nero (B&W). In questo caso è abbastanza evidente la mancanza del contrasto deciso (principalmente nella parte superiore dello schermo) richiesto alle fotografie in B&W. Se non avete voglia di perdervi tra le molteplici opzioni offerte da Photoshop per aumentare il contrasto il nostro consiglio ricade su due plugin di NikSoftware: Silver Efex Pro e Viveza. Il primo consente di convertire un’immagine in bianco e nero simulando il comportamento di vere pellicole fotografiche B&W mentre con il secondo si può intuitivamente giocare in specifiche zone della vostra immagine con colore, contrasto, struttura, esposizione e saturazione.

Un Gabbiano sul Tetto (Ph. Geo Mangio)

Focale: 105 mm (eq. 157mm) | Apertura: f/6.3 | Tempo di scatto: 1/640 sec | ISO: 500 

Tecnica Composizione Originalità Post Produzione TOT
6,5 8 8,5 6,25 7,21

 

“Un gabbiano sul tetto” di Geo Mangio (nome d’arte di Fabiana De Rossi) ci dà l’occasione giusta per introdurvi un’altra regola sulla composizione: la proporzione aurea! Tralasciando la trattazione matematica, che potete trovare su un dettagliato post su VisuaLordArt (disponibile a questo link), vogliamo porre l’accento sul diagramma (riprodotto qui sotto) della spirale aurea che mostra visualmente tale  proporzione. Sovrapponendo tale diagramma alla fotografia possiamo vedere come il soggetto principale, il gabbiano, si collochi perfettamente  in corrispondenza della spirale.

L’autore non avrebbe potuto scegliere una posizione migliore per il suo soggetto! La diagonale conferisce un buon appoggio visuale, senza il quale la foto sarebbe stata scontata e meno apprezzabile. Dal punto di vista della tecnica notiamo, analizzando i dati di scatto contenuti negli EXIF, che trovate indicati sotto la foto, che sarebbe stato possibile ridurre gli ISO, aumentando al contempo l’apertura del diaframma (il minimo alla focale di 105mm per questo obiettivo è f/5.6) e riducendo anche il tempo di scatto, per ottenere una foto di maggiore qualità meno affetta dal rumore che comincia a farsi notare una volta superati i 400 ISO. Per quanto riguarda la post-produzione, l’effetto di vignettatura (l’alone scuro sui bordi, utile ad indirizzare l’attenzione dell’osservatore al centro della foto) ci pare un po’ troppo spinto, infatti sui bordi della foto cominciano ad essere visibili artefatti e mutazioni di colore dovuti al rumore (incrementato anche da un aumento dell’esposizione in post). Poca attenzione è stata inoltre posta nella “pulizia” della foto. Sono presenti diversi punti di sporco sul vetro che, enfatizzati dalla vignettatura, risultano molto visibili e “sporcano” la foto. Tali difetti sarebbero facilmente risolvibili utilizzando ad esempio lo strumento Spot Removal di Adobe Lightroom, programma che, come vediamo dagli EXIF, l’autore ha utilizzato per l’elaborazione di questo scatto.

Colazione da Tiffany (Ph. Davide Giovinazzo)

Focale: 31 mm | Apertura: f/4.5 | Tempo di scatto: 1/50 sec | ISO: 100 

Tecnica Composizione Originalità Post Produzione TOT
6,50 8,00 8,50 7,25 7,36

 

Avendo appena introdotto nella precedente fotografia la “regola della sezione aurea”, continuiamo con un altro scatto che si ispira a questa regola. Stiamo parlando di “Colazione da Tiffany”, lo scatto ad impronta naturalistica di Davide Giovinazzo. La tecnica di scatto è abbastanza buona in quanto il tempo di esposizione, pari a 1/50″, consente di congelare l’immagine senza alcun mosso e la scelta di lunghezza focale pari a 31mm, quindi una lunghezza normale, consente di evitare le distorsioni tipiche dei grandangoli o dei teleobiettivi, dando un effetto molto naturale all’immagine. Il dettaglio migliorabile riguarda invece l’apertura di diaframma scelta, pari a f/4.5: l’utilizzo di un valore di diaframma tanto aperto riduce sensibilmente la profondità di campo nella fotografia, mettendo non perfettamente a fuoco la zona centrale e le sone esterne della fotografia… probabilmente un diaframma un pò più chiuso, con valori tendenti a f/8 o f/9, avrebbe garantito una messa a fuoco uniforme dell’intera immagine. Molto buona la composizione, in cui la disposizione dei gatti segue, come premesso, la regola della sezione aurea. Passando all’originalità, le cose vanno di bene in meglio. Le fotografie di gatti non sono esattamente una rarità però questo punto di vista è decisamente interessante: quante foto avete visto in cui la macchina fotografica è posta verticalmente rispetto al soggetto principale?! Passando all’ultima voce, ovvero alla post-produzione, non sappiamo se dei miglioramenti siano stati applicati anche se i colori particolarmente vividi e ben contrastati e il fatto che la foto sia stata salvata utilizzando Photoshop CS6 (lo si evince sempre dagli EXIF) lasciano pensare che la fotografia abbia subito qualche piccola correzione… Potremmo suggerire un paio di accortezze (ma sono veramente dei consigli in quanto la foto è bella così!): migliorare i toni scuri/ombre (magari agendo sugli strumenti “curve” e “livelli” offerti da Photoshop) e aumentare la nitidezza, così da supplire al diaframma leggermente troppo aperto (in questo senso si potrebbe utilizzare il filtro “maschera di contrasto” offerto sempre dal buon Photoshop).

Vedute Romane (Ph. Francesca Fabbri)

Focale: 14mm (eq. 28mm) | Apertura: f/7.1 | Tempo di scatto: 1/320 sec | ISO: 100 

Tecnica Composizione Originalità Post Produzione TOT
7,00 6,00 8,00 6,25 6,76

 

Alziamo ancor di più il nostro punto di vista, addirittura salendo sul maestoso Castel Sant’Angelo, così da ottenere la vista che ci offre “Vedute Romane”, l’interessante fotografia di Francesca Fabbri. Anche in questo caso l’analisi dei dati EXIF ci ha consentito di giudicare la tecnica, che si è rivelata essere buona: lunghezza focale sufficientemente corta (14mm, equivalente a un 28mm nelle full frame) per dare un gradevole effetto “grandangolare” all’immagine, tempo di esposizione breve (1/320”) e ISO al minimo (100) così da garantire la massima nitidezza all’immagine. Anche la scelta di un diaframma non eccessivamente aperto (f/7.1) consente di avere una profondità di campo sufficiente per apprezzare un piacevole sfocato sullo sfondo. La composizione è invece la parte più critica dello scatto e i problemi sono principalmente due: l’eccessiva presenza di parti bruciate e la geometria della linea dell’orizzonte, ma andiamo con ordine. La parte superiore della composizione (oltre a buona parte del letto del fiume) è completamente bruciata  e senza ombra di dubbio si sarebbe potuto (dovuto) evitare… o utilizzando un filtro come lo skylight (appositamente studiato per queste situazioni), oppure semplicemente non includendola nella composizione finale. Il problema legato alla geometria monotòna crescente dell’orizzonte contribuisce, invece, a rendere “dispersiva” l’immagine agli occhi dell’osservatore. Osservando per la prima volta l’immagine si viene istintivamente attirati dalla parte centrale-inferiore della composizione (essendo sia la zona di messa a fuoco, sia l’area di maggior contrasto), a questo punto l’occhio tenderà a seguire la via-di-fuga offerta dal ponte… e a questo punto si perderà, in quanto si troverà spinto in una zona in cui il “bruciato” regna sovrano. In tal senso c’è da dire che nemmeno i soggetti posti sul secondo piano prospettico (considerando il ponte e i palazzi sugli argini come primo, i palazzi in sfondo come secondo e il cielo come terzo) aiutano molto, a causa del loro scarsissimo contrasto. Un corposo “crop”,dunque, con taglio della foto all’altezza dei tetti dei palazzi in primo piano avrebbe rappresentato un buon compromesso sia per l’eliminazione del bruciato, sia per dare una maggiore “organizzazione” alla composizione. Giù il cappello, invece, per quanto riguarda l’originalità dello scatto: il punto di vista rialzato e la posizione/angolazione del ponte conferiscono all’immagine una piacevole aria di novità… complimenti! Concludendo con la post-produzione si ritorna in parte a quanto detto nella critica alla composizione: il problema è il contrasto.. eccessivo in alcune aree e praticamente assente in altre. Forse una distribuzione più equa non avrebbe guastato. Interessante invece l’esperimento di monocromia, con questo viraggio verso un color oro (troppo “acido” per essere considerato un vero e proprio seppia) contribuisce sicuramente all’ottimo punteggio fatto registrare nell’originalità.

Pensiero Stupendo (Ph. Francesca Canonico)

Dati di scatto non disponibili. 

Tecnica Composizione Originalità Post Produzione TOT
4,00 5,00 7,00 Assente 5,13*

 

“Pensiero stupendo” di Francesca Canonico ritorna sul tema del mare, anche se con una visione molto più introspettiva rispetto all’Ultimo Baluardo in precedenza analizzato. Il vero problema di questa fotografia risiede nella tecnica di scatto. A causa della scarsa luminosità dell’ambiente circostante il tempo di esposizione era eccessivamente lungo per compiere uno scatto a mano libera e ha quindi provocato un fastidioso “mosso” nell’immagine. Un ulteriore problema legato al tempo di esposizione è legato alla sottoesposizione di alcune zone: il soggetto di spalle in primo piano è decisamente sottoesposto, mentre il cielo in secondo piano è correttamente esposto. Come risolvere questo problema? Si possono adottare tre differenti approcci. Il primo riguarda una vera e propria “tecnica di scatto”, chiamata silohuette: questa tecnica si propone di rendere ben visibili i contorni del soggetto principale, rendendo completamente “nero” il suo riempimento… per adottare questa tecnica è sufficiente fare la lettura esposimetrica sulla zona più chiara dell’immagine (generalmente il cielo) e poi, mantenendo quella lettura, mettere a fuoco il sogetto principale e scattare! Il secondo approccio prevede invece l’utilizzo di una tecnica di post-produzione chiamata doppia esposizione: vengono eseguiti due scatti, uno con il cielo correttamente esposto e l’altro con le zone scure correttamente esposte, quindi tramite un software di fotoritocco (ovviamente Photoshop fa anche questo…) i due scatti vengono sovrapposti così che tutte le zone dell’immagine risultino correttamente esposte. Il terzo metodo prevede invece l’utilizzo di un flash per riempire le ombre sul soggetto in primo piano. In una condizione di scatto di questo tipo però, scattando col flash, la fotocamera esporrebbe bene la foto affinché il soggetto sia ben illuminato, ma lo sfondo verrebbe probabilmente sottoesposto in quanto il tempo di esposizione sarebbe molto breve. Per risolvere questo nuovo problema si può impostare il flash in modalità “Slow Sync” (è possibile farlo anche sulle fotocamere compatte di solito) in modo tale da dire alla fotocamera “mi serve anche lo sfondo, aumenta un po’ il tempo di esposizione”; se avete una reflex con flash integrato avete a disposizione anche un’altra soluzione, perfetta per fotografare persone di fronte ad un tramonto: lasciate il flash chiuso e premendo a metà il pulsante di scatto leggete l’esposizione della scena; ora, mantenendo il pulsante premuto a metà, aprite il flash e scattate! In questo modo la fotocamera utilizza l’esposizione calcolata per lo sfondo con in più un po’ di luce di schiarita per il soggetto in primo piano! Tornando alla foto, la composizione è invece abbastanza buona: il soggetto principale si trova sul terzo inferiore di destra dell’immagine (come sugerito dalla regola dei terzi), mentre l’orizzonte dovrebbe probabilmente essere collocato un po’ più in basso, così da coincidere con il terzo superiore della fotografia. Abbastanza buona anche l’originalità dello scatto, nonostante le fotografie sulla banchine del porto siano un soggetto già visto, la presenza di un mulino a vento sullo sfondo conferisce quel tocco di novità: peccato sia un po’ mosso… Nulla da dire sulla post-pruduzione invece, in quanto assente!

Endless White (Ph. Luca Armellin)

Focale: 10mm (eq. 15mm) | Apertura: f/10 | Tempo di scatto: 1/60 sec | ISO: 200 

Tecnica Composizione Originalità Post Produzione TOT
7,50 7,00 7,50 7,50 7,38

 

Eccoci arrivati ad uno scatto prettamente invernale! E questa volta no, non lo evinciamo dagli EXIF ma dal fatto che Luca Armellin ha immortalato un candido paesaggio invernale. La cosa più importante, quando si fotografa un paesaggio innevato, è avere cura di sovraesporre di almeno uno stop l’esposizione calcolata dalla fotocamera. Infatti la fotocamera interpreta in maniera non corretta la scena inquadrata a causa della tanta luce riflessa dalla neve, pertanto otterremmo una foto scura con la neve grigia. Sovraesponendo forzatamente l’esposizione, di circa uno stop, riusciremo quindi a catturare il candido colorito nevoso come i nostri occhi lo vedono. In alternativa, come ha magistralmente ha fatto l’autore di questa foto, possiamo impostare la fotocamera in modalità Manuale e scegliere noi la combinazione diaframma/tempo/ISO che meglio immortala la scena ripresa. Pertanto un ottimo voto alla tecnica di scatto. Buona la composizione con la scelta di porre l’interruzione della linea di alberi al centro della foto e la loro disposizione secondo la regola dei terzi, però il mantenimento del formato 3:2 (rapporto lato lungo e lato corto della foto) lascia troppo spazio al cielo che porta lo sguardo dell’osservatore a perdersi nel bianco dopo essere caduto sugli alberi ben contrastati. Pertanto si potrebbe migliorare lo scatto riducendo l’altezza e tagliando quindi una parte di cielo e un poco la parte sotto gli alberi. Per essere precisi riteniamo che il miglior modo per ritagliare questa foto sia utilizzato un fattore di forma 7:3. In questo modo si taglierebbe anche una parte degli alberi e si porrebbe maggiore enfasi sull’interruzione fra di essi. Ecco qui sotto come apparirebbe la foto in seguito al ritaglio.

Ora pensate a come sarebbe bella stampata in grande e appesa sul muro! Lo scatto prende un bel voto sull’originalità, dato che si tratta di un particolare punto di vista, e sulla post-produzione: buono il contrasto e la conversione in bianco e nero anche se l’applicazione di un filtro Curve sarebbe utile per ottenere un colore bianco pieno sul terreno sotto agli alberi. Si potrebbe inoltre migliorare la definizione degli alberi, la cui nitidezza si apprezzerebbe molto in una stampa in grande formato, applicando selettivamente su di essi dello sharpening, ed eliminare qualche macchiolina grigia, dovuta probabilmente a dello sporco sul sensore.

Colourful Sunset (Ph. Doris Pischedda)

Focale: 8mm (eq. 48mm) | Apertura: f/3 | Tempo di scatto: 1/30 sec | ISO: 160 

Tecnica Composizione Originalità Post Produzione TOT
7,00 6,25 7,00 Assente 6,75*

 

Per chiudere in grande (anche letteralmente) questa prima edizione del concorso, abbiamo lasciato per ultimo il meraviglioso tramonto immortalato da Doris Pischedda nel suo panoramico “Colourful Sunset”. Innanzitutto un rapido commento all’attributo panoramico. Si possono attribuire due differenti accezioni a questo termine, o è riferito a fotografie che sono in realtà composte da più scatti, successivamente uniti tra loro, oppure al rapporto lato lungo/lato corto molto sbilanciato rispetto alla larghezza (il formato di riferimento può essere considerato il 3:1, ovvero un’immagine che abbia il lato lungo tre volte maggiore rispetto al lato corto): in questo caso riscontriamo entrambe le caratteristiche, visto che l’immagine risulta essere la composizione di più scatti uniti tramite il software AutoPano Pro (immagino che ormai non vi chiediate più come facciamo ad avere queste informazioni… sempre grazie ai dati EXIF!) e, al contempo, preserva un rapporto tra i lati superiore al 4:1. Passando alla critica vera e propria osserviamo sicuramente una buona tecnica: la netta sottoesposizione dei soggetti in primo piano consente di mettere in risalto i magnifici colori del cielo e, al contempo, sfruttando un tempo di esposizione abbastanza contenuto (1/30”), la foto non è pervasa dal fastidiosissimo effetto mosso. Probabilmente si sarebbe potuto abassare ulteriormente il tempo di esposizione, andando ad intaccare in misura minima la cromaticità del cielo e ottenendo, invece, un piacevole effettuo silohuette nei soggetti in primo piano. In questo caso è inutile parlare di lunghezza focale (ovvero dell’angolo di campo scelto, oltre che dello zoom)… visto che l’immagine finale è la composizione di più scatti e sarà quindi il numero di scatti a determinare l’effetivo angolo di campo. Parlando della composizione, invece, non si può non notare l’invadente comignolo posto nel bel mezzo della foto, il quale rischia di rubare molta attenzione ai bellissimi colori del cielo. Molto probabilmente una diversa posizione di scatto (magari spostata di qualche metro più a sinistra) avrebbero consentito di porre il comignolo sul lato destro della fotografia (nella zona più gialla), collocandolo in una posizione meno ingombrante. Bene, invece, per quanto riguarda l’originalità dello scatto: il soggetto è in realtà visto e rivisto… ma solo raramente con queste proporzioni nella composizione. Ancor meno da dire riguardo la post-produzione, al limite nulla, in quanto non è stata riscontrata alcun tipo di elaborazione eccetto l’utilizzo del software AutoPano, che ha avuto la sola funzione di unire le foto non alterando in alcun modo le loro caratteristiche.

Commenti finali e vincitore prima edizione Photo Critique

Siamo stati molto sorpresi dall’ottima qualità delle foto che abbiamo ricevuto. Sono tutte molto belle e speriamo che i nostri commenti serviranno a rendere i vostri scatti futuri ancora migliori. Come anticipatovi nel post di presentazione di Photo Critique, anche se non si tratta di un concorso fotografico e non si vince niente, abbiamo stilato una classifica basata sui quattro parametri:

  • [T]: Tecnica di scatto;
  • [C]: Composizione dello scatto;
  • [I]: Innovatività dello scatto;
  • [PP]: Qualità della fase di post-produzione.

Il punteggio totale per ogni foto è quindi dato dalla seguente espressione:

[Voto]=0,3×[T]+0,25×[C]+0,[I]+0,25×[PP]

*Nonostante la fase di post-produzione sia ormai sempre più rilevante dall’avvento delle macchine fotografiche digitali, non si può certo affermare che sia addirittura necessaria. Per questa ragione il voto finale delle foto in cui non è stata riscontrata alcuna post-produzione viene riscalato su una scala di 7,5, anzichè su 10, ovvero il voto massimo ottenibile senza alcuna post produzione. Quindi la formula per il calcolo è data da:

[Voto*]=10×(0,3×[T]+0,25×[C]+0,[I])/7,5

Vediamo quindi la classifica finale di questa prima edizione di Photo Critique!

Posizione Fotografo Scatto Punteggio
#1 Matteo Salcuni Attack to Caravan II 7,60
#2 Luca Armellin Endless White 7,38
#3 Davide Giovinazzo Colazione da Tiffany 7,36
#3 Maria Luisa Pischedda Diversity 7,36
#5 Geo Mangio (Fabiana De Rossi) Un Gabbiano sul Tetto 7,21
#6 Francesca Fabbri Vedute Romane 6,76
#7 Doris Pischedda Colourful Sunset 6,75*
#8 Andrea Giannetto Luci d’Inverno 6,69
#9 Andrea Martina L’ultimo Baluardo 5,71*
#10 Francesca Canonico Pensiero Stupendo 5,13*

 

Complimenti a tutti i partecipanti! Alla prossima edizione e… Find the Worst to Reach the Best!

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